Storia del Giappone – L’Era degli Dei

A cura di MusashiMiyamoto

La genesi si conclude con la creazione delle divinità, quelle stesse divinità che daranno vita all’illustre progenie, ovvero la casata imperiale giapponese, la quale al di là di ogni leggenda o mito, è quella che al mondo vanta il primato di aver regnato più a lungo di ogni altra e ininterrottamente. Le vicende che caratterizzano la prima fase della storia e della mitologia giapponese presentano alcuni punti di singolare importanza.
E’ indubbio, giusto per citare alcuni esempi, che la visita di Izanagi al mondo di Yomi possa tracciare un parallelo con la vicenda di Orfeo ed Euridice; soprattutto in relazione alla regola secondo la quale a Izanagi viene proibito di guardare il volto della moglie. Un’altra interessante similitudine è rilevabile nella vicenda in cui Izanami riferisce al marito di non poter fare ritorno nel mondo dei vivi, perché ha mangiato il cibo di Yomi; la similitudine é con la vicenda che vede protagonista Persefone rapita da Ade, dio degli inferi, il quale la rapì ancora fanciulla e la portò con sé per farne la sua sposa. In seguito le venne offerta della frutta e Persefone la mangiò: essa era uno stratagemma di Ade. Chiunque avesse mangiato quel cibo sarebbe stato costretto a rimanere negli inferi per l’eternità.

Un'altra immagine di Izanagi (lett.: colui che invita) e Izanami (lett.: colei che invita)

Vi sono altri paralleli e gli stessi studiosi del Kojiki hanno rilevato molte somiglianze fra miti occidentali e i miti presenti nell’opera. Qualsiasi comparazione però tende a risultare svantaggiosa per il Kojiki. Vicende simili, ma sensazioni del tutto diverse.
Basti citare la vicenda di Orfeo ed Euridice: Euridice pregò il marito di guardarla in volto e lui, pur sapendo che l’avrebbe perduta, lo fece. Questo porta il lettore a provare compassione in quello che può rappresentare un tipico elemento di pathos, proprio della mitologia greca. Nella simile vicenda del Kojiki, invece, questo elemento è assente e anzi viene rappresentata con un certo cinismo. L’autore non voleva catturare la sensazione del lettore, ma solo presentare i nudi fatti. Il Kojiki era una cronaca nazionale e perciò doveva, innanzitutto, legittimare un passato glorioso per giustificare il potere e il diritto a regnare degli imperatori che ne ordinarono la compilazione. Altri elementi come le pesche, utilizzate come armi, sono da considerarsi piuttosto “eterei”, nonostante esse avessero poteri magici; o lo stesso fatto che non sia ben chiaro quale sia il reale potere di Izanagi, il quale essendo una delle divinità procreatrici, ci si chiede, perché mai non avrebbe potuto disperdere i propri inseguitori e sistemare la faccenda con un solo gesto.
Così come la totale assenza di esseri mortali o presunti tali, in talune vicende, lascia il lettore interdetto e indebolisce l’effetto letterario. E’un pò questo il nocciolo dell’incosistenza della narrazione, seppur immersa in un contesto sicuramente affascinante.
Vi sono però anche punti del tutto singolari.
La creazione del mondo avvenuta attraverso la copulazione di due divinità progenitrici è un elemento unico nella mitologia mondiale. Gli studiosi hanno posto l’accento sull’innocenza di questi eventi “sessuali”, ma sta di fatto che le isole stesse, come le divinità, furono il prodotto di questo tipo di rapporto e ciò, in parte, giustifica il legame di sangue dell’imperatore con la terra che governa, inalienabile diritto a regnare. Un’implicazione chiaramente politica, ancor più evidente nel Nihonshoki, l’opera storica successiva.
Izanagi e Izanami, peraltro, non divennero mai oggetto di culto e venerazione popolare come la progenie che generarono. E’piuttosto singolare anche il fatto secondo cui le divinità nate dai lavacri durante la purificazione dalle sozzure di Yomi, abbiano assunto maggiore importanza di quelle nate in seguito alla copulazione, eccezion fatta per le isole stesse generate nel medesimo modo.
Viene considerata molto importante anche la genesi di divinità da feci e urine di Izanami, che a prima vista può sembrare un evento piuttosto curioso e bizzarro, ma in realtà forse ciò è da attribuirsi al valore che gli escrementi avevano a quel tempo come fertilizzanti agricoli, in una società stanziale e che trovava il principale mezzo di sostentamento nell’agricoltura.

Vari elementi rendono il Kojiki, nella vicenda che porterà all’era degli dei, un’opera confusa. Molte divinità vengono create per poi scomparire subito dopo. Grande importanza hanno quelle del sole e del mare, mentre quella della luna, Tsukiyomi, non viene più menzionata. Vi è un interesse molto sparuto per piante e alberi, e solo in alcuni aneddoti, peraltro molto significativi, vengono narrate vicende in cui sono protagonisti gli animali.
Tutte queste contraddizioni, e tante altre, sono ricadute sotto l’accusa di “aggiunte” successive alla compilazione. In realtà quel che manca davvero è la presenza nell’opera di una vera figura centrale o di un eroe, inteso magari nel senso greco della parola, e soprattutto se paragonato a molte letterature epiche del mondo. Vi sono certamente eroi divini o semidei, di cui si tratterà in seguito, ma essi non sono eroi come potrebbero esserlo Achille o Ercole; da una parte per le vicende stesse che li vedono protagonisti, dall’altra per l’inconsistenza della caratterizzazione. L’intensità degli eroi greci e il pathos che ne caratterizza le figure, per citare il parallelo più ovvio, è di una precisione e accuratezza sorprendenti rispetto alle controparti presenti nel Kojiki. Tra l’altro negli eroi del Kojiki la presenza di tratti eroici uniti a qualità molto discutibili sono propri della loro caratterizzazione; ma spesso queste qualità discutibili, a giudicare dalle vicende che ne raccontano le gesta, offuscano totalmente la virtù eroica a tal punto da stravolgere completamente la figura, così come era stata originariamente concepita. Un primo caso esemplificativo di eroe è la divinità Susanoo e gli eventi che lo vedono protagonista.

Un'immagine di Susanoo, dio delle tempeste

Susanoo è il primo “eroe”, divinità alla quale viene affidato il compito dallo stesso Izanagi di governare i mari. Secondo quanto ci racconta il Kojiki, quando Susanoo ricevette questo ordine scoppiò in un pianto fragoroso tale da “Essiccare le verdi montagne e prosciugare i mari”.
Izanagi sorpreso della reazione di quest’ultimo, chiede perché mai egli stia gemendo e strillando così, invece di regnare sui mari come ordinato; Susanoo risponde che il suo piu’grande desiderio e’di tornare da sua madre sottoterra.
E’bene ricordare che Susanoo era venuto al mondo dal lavacro del naso di Izanagi durante la purificazione; perciò, a prima vista,è poco chiaro chi sia questa madre. Il Nihonshoki però dirime la controversia in merito, dicendoci che egli era figlio di Izanagi e Izanami e desiderava recarsi nella terra di Yomi per fare visita alla propria madre Izanami: un viaggio molto pericoloso come sappiamo dal resoconto che vede protagonista lo stesso Izanagi.
Ciononostante, la richiesta di Susanoo fa infuriare Izanagi, il quale senza esitare bandisce il figlio. Questi al momento di accomiatarsi dalla sorella Amaterasu le riferisce che le sue intenzioni non erano certo cattive, e per dimostrarlo le suggerisce di fare insieme un giuramento e mettere al mondo dei figli; se questi figli saranno buoni, ciò sara la piena dimostrazione della sua buona fede.
La vicenda è sicuramente molto bizzarra e non è un vero e proprio incesto, se non concettualmente, anzi è qualcosa di molto singolare.
Amaterasu prende la spada di Susanoo, la rompe in tre pezzi e li mastica e, dopo averli sputati, dallo spruzzo vaporoso che viene prodotto nascono tre divinità femminili. A quel punto, Susanoo prende le perle intrecciate nei capelli di Amaterasu, le risciacqua e, dopo averle masticate, le sputa producendo cinque divinità. Anche in questo caso potrebbe sorgere il dubbio se queste divinità siano la progenie di Amaterasu, in virtù del fatto che le perle erano le sue, o di Susanoo il quale le aveva masticate e aveva messo al mondo questi figli.
Comunque sia, Susanoo reclama la vittoria perché l’esperimento è riuscito e ne è così intossicato da compiere una serie di “gesta” a dir poco eccentriche: abbatte gli argini che separano i campi di riso di Amaterasu, defeca e, successivamente, sparge queste feci in una sala sacra; per coronare le sue nefandezze apre un buco nel soffitto nella stanza del telaio di Amaterasu e cala attraverso di esso un “cavallo pezzato del Cielo, scorticato a rovescio”, proprio mentre una tessitrice stava lavorando per tessere le vesti del Cielo. La poveretta è terrorizzata a tal punto da prendere la spola e trafiggersi il basso ventre, morendo.
Di eroico in questa serie di eventi non v’è nulla, fatta salva l’intensità crescente che li accompagna. Susanoo, fra l’altro, nella successiva opera dinastica, il Nihonshoki, viene descritto come una divinità dal temperamento feroce e crudele che si compiace della distruzione. Sebbene i comportamenti umani e quelli divini siano ben distinti, in questo caso particolare Susanoo non ha nulla di divino. Tant’è che la sorella Amaterasu, la quale aveva anche giustificato il fratello in seguito ai suoi comportamenti vergognosi, ne rimane così sbigottita da chiudersi in una cava (chiamata Ama no Iwato 天岩戸) gettando il mondo nell’oscurità. E’ bene ricordare che Amaterasu vuol dire pressappoco “splendore del Cielo”, ed era quindi la divinità preposta alla luce e al sole. Il mondo, sprofondato nell’oscurità, diviene teatro delle gozzoviglia di altre divinità; Amaterasu ode le potenti risate di sollazzo di alcune di esse che stanno assistendo alla danza lasciva di “Ama (o -Ame- ) no Uzume” 天宇受売(lett.: la terribile femmina celeste).
Il suo scopo è di attirare Amaterasu fuori della cava per ridonare la luce al mondo, in una vicenda che ha dei tratti decisamente sciamanici, soprattutto in relazione alla danza di carattere quasi rituale e all’estasi che pervade la scena, connotata dall’atteggiamento licenzioso della dea danzante. Fatto sta che Amaterasu, incuriosita, decide di uscire dalla cava allettata dalla voce di Uzume, la quale cerca di adescarla dicendole che tutto quel divertimento e quell’allegria sono dovuti alla presenza di una divinità assai superiore alla dea del sole. Uscendo, diffidente, vede la sua immagine riflessa in uno specchio (noto come Yata no Kagami, 八咫鏡 ovvero specchio di 8 Ata -un Ata è un’antica unità di misura molto usata in passato e in questo caso indica uno specchio il cui diametro è piuttosto ridotto) sorretto da due dei, i quali lo fanno sporgere in avanti affinché Amaterasu veda la propria immagine riflessa.
La dea ne rimane incantata e mentre si attarda davanti allo specchio, il dio maschio celeste le afferra la mano e la trae completamente fuori. Alle sue spalle la cava viene richiusa, le viene legata una lunga corda intrecciata (lo Shimenawa 注連縄) tesa dietro la schiena e le viene detto di non tornare mai più in quella caverna.

Ecco una raffigurazione dell'evento. Sullo sfondo Amaterasu che risorge dalla cava. In primo piano Ame no Uzume, a sinistra le divinità che sorreggono lo specchio "Yata no Kagami" (simbolo di Amaterasu e che si ritiene contenga lo spirito della dea. E' uno dei tre sacri tesori facente parte delle insegne della famiglia imperiale giapponese e simboleggia la saggezza)

Fotografia di uno Shimenawa. E' generalmente in paglia di riso e viene teso orizzontalmente, come narrato nella vicenda del Kojiki; inoltre dei ciuffi di paglia pendono in giù (a rappresentare i raggi del sole, come si vede nella pittura su, in cui Amaterasu esce dalla cava immersa in un bagliore di luce). Il significato di Shimenawa sta forse per "corda che chiude,limita (il passaggio delle disgrazie)". E' difatti uno degli elementi più usati nel culto shintoista e ha lo scopo di tenere lontano le impurità e gli spiriti malefici. Da notare anche gli "shide" 紙垂, ovvero le "quattro carte penzolanti", che sono un altro elemento caratteristico e sono generalmente formati da quattro pezzi di carta con profilo a zig-zag. Il fruscio da essi prodotto, quando vengono agitati, ha lo scopo di tenere lontano le divinità malefiche

Tornando al racconto, dopo l’uscita di Amaterasu, le divinità dell’alta piana del Cielo (Takama no Hara) decidono di esiliare Susanoo, ma solamente dopo avergli imposto una “multa di mille tavole”, di tagliarsi la barba, strapparsi le unghie, e dopo averlo esorcizzato. Una volta disceso sul mondo dei mortali torna a essere un eroe nel senso proprio del termine, uccidendo il dragone ( “Yamata no Orochi”, ヤマタノオロチ o 八俣遠呂智) che affliggeva la provincia di Izumo, (出雲) liberando così la gente da questa disgrazia, e sposando all’occorrenza diverse dame della regione. Il suo comportamento è cambiato così radicalmente, rispetto a quello capriccioso visto precedentemente, da apparire sorprendente. L’associazione di questa divinità con Izumo, così come Amaterasu è associata con Yamato (大和), “la grande armonia” (denominazione della regione centrale del Giappone antico ritenuta la culla della civiltà giapponese), suggerisce che fosse inizialmente una divinità propria di questa regione, poi adottata nel panteon shintoista quando la corte di Yamato estese la sua autorità anche su Izumo, e quindi mantenne le sue origini “aliene”.

Due pitture raffiguranti Susanoo che combatte con Yamata no Orochi. Il drago richiedeva delle vergini in sacrificio con la promessa di non devastare la provincia

Alla vicenda di Susanoo è legata in particolare una poesia, attribuita alla stessa divinità, composta in occasione della costruzione di un palazzo per la sua sposa e tradizionalmente considerata la prima poesia della letteratura giapponese mai composta. Ve la propongo anche in originale e con la trascrizione perché credo che nella sua semplicità sia molto significativa e molto affascinante.

八雲立つ  Yakumo tatsu
出雲八重垣 Izumo yaegaki
妻籠みに Tsumagomi ni
八重垣作る Yaegaki tsukuru
その八重垣を Sono yaegaki wo

 

Traduzione letterale (di me medesimo):
Otto strati di nuvole si elevano.
Un recinto a otto strati si è formato.
Un recinto a otto strati in Izumo
dove tener la mia sposa.
O splendido recinto a otto strati !

Traduzione libera(da una vecchia edizione italiana del Kojiki):
Otto nubi si elevano
in Izumo. Un’ottupla siepe.
Per dormire insieme alla sposa
un’ottupla siepe si è costruita.
Ah! Quell’ottupla siepe!

 

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