Momotarō

A cura di MusashiMiyamoto

Titolo originale: 桃太郎 (Momotarō)

INTRODUZIONE
Una delle fiabe popolari giapponesi più famose e apprezzate. Il protagonista è Momotarō, talmente celebre, un po’ come Pinocchio o Cappuccetto Rosso dalle nostre parti, da apparire in diversi film, cartoni animati, videogiochi, racconti di tutti i tipi e tanto altro.
E’ l’archetipo, in chiave prettamente umoristica, del guerriero dotato di coraggio, forza, intelligenza, astuzia, senso dell’onore e dell’amicizia e, non ultimo, di ideali solidi come il granito.
La sintesi comica di un novello Ulisse e un Achille adolescente, ma di stampo decisamente giapponese in tutti i tratti che lo distinguono; una sorta di “pestifera” semidivinità.
Persino la sua nascita è avvolta nella magia e nel mistero. Difatti, il giovane prototipo del Samurai d’un tempo che fu, nasce da una pesca e l’accostamento non è del tutto casuale. La pesca viene descritta anche nella prima opera letteraria giapponese, il Kojiki, in cui questo frutto viene utilizzato da Izanagi, la divinità maschile procreatrice, negli inferi per difendersi dall’attacco di mostri di varia natura, durante il suo viaggio per riportare in vita la sua sposa, Izanami.
Ebbene, la pesca ha una valenza magica sin dall’antichità in oriente e questo spiega perché Momotarō fosse destinato, fin dalla nascita, a diventare il grande guerriero liberatore come ci viene rappresentato.
Liberatore perché sarà lui a sbarazzarsi degli Orchi (“Oni” in giapponese) – la cui dimora è chiamata “Oni-ga-shima” (letteralmente “Isola degli Orchi”), che pare corrisponda all’isola di Megi-jima, un’isoletta nel mare interno vicino Takamatsu – che per tanto tempo avevano imperversato nei villaggi e nelle foreste, privando la gente e gli animali dei loro averi e della loro serenità.
Dopo essere venuto al mondo ed essere diventato abbastanza grande, partirà insieme ai suoi compagni, il cane, la scimmia e il fagiano, per portare a termine la spedizione punitiva contro gli Orchi e costringerli alla resa.
Non serve aggiungere altro, perché oltre a rappresentare un pezzo di storia letteraria popolare del Giappone, questo racconto è un inno all’amicizia, ai nobili ideali e alla bontà; un’ “allegoria allegra” della lotta fra il bene e il male, fra virtù e vizio.
Nessun personaggio è così rappresentativo di quella gran parte della cultura nipponica fatta di racconti, fumetti, cartoni animati, che hanno attinto a piene mani da queste leggende e le hanno modellate in diverse fogge, dando lustro a una tradizione che resterà in eterno e sarà sempre attuale nella sua più intima essenza.

Note:
1) Momotarō nasce da una pesca. Difatti il nome è composto da momo, che vuol dire pesca, e Tarō, che è un nome tipicamente maschile in Giappone. In altre parole è come se si chiamasse “Tarō della pesca”, cioè nato da quel frutto. Probabilmente di quel frutto conserva anche quella valenza magica alla quale s’è accennato nell’introduzione e lo rende un eroe speciale.
Un’altra caratteristica curiosa e divertente è lo stendardo che Momotarō porta con sé, donatogli dai suoi nonni adottivi. Questo stendardo, che ricorda nella forma quelli portati dagli eserciti giapponesi in battaglia e riportante il nome del clan di appartenenza, viene infilato sulla schiena in modo tale che rimanga ben visibile a tutti. La scritta che lo stendardo riporta è “Nihon-Ichi” – lo stendardo è ben visibile sia nei disegni della versione narrata di seguito, sia nella versione a cartone animato più giù – e vuol dire letteralmente “il numero uno in Giappone”; un’espressione tipica il cui significato è intuitivo: il migliore in assoluto, il più forte del Giappone o, in modo più esteso, del mondo.
Un modo di dire particolarmente appropriato per il nostro protagonista.

2) Il gruppo è formato da Momotarō e altri tre animali: un cane, una scimmia e un fagiano. Sono particolarmente rappresentativi e molto comuni nelle antiche fiabe e storie. Il fagiano è l’uccello simbolo del Giappone. Il cane e la scimmia sono quasi sempre rappresentati, anche nelle antiche pitture a inchiostro, come una coppia che mal si sopporta, sempre a farsi i dispetti l’un l’altro. Il perfetto corrispettivo del nostro cane e gatto. Difatti in Giappone quando due persone non vanno d’accordo, si dice che sono come cane e scimmia.
In questo racconto invece sono amici e ciò la dice lunga sulle capacità di Momotarō e sulla profondità di questa storia.

Il racconto

C'era una volta in un certo luogo un'anziana coppia, un vecchietto e una vecchietta. Un bel giorno, l'anziana signora si recò al fiume per lavare i panni, ma d'un tratto dai monti giù per il corso d'acqua vide arrivare una grande pesca, che galleggiava pesantemente e si faceva sempre più vicina

La vecchietta, pregustando un bella cenetta a base di pesca, fece ritorno a casa portando con sé l'enorme frutto. Arrivata lì, lo tagliò in due parti per dividerlo col marito... Ma, improvvisamente, dalla pesca aperta nacque, saltò letteralmente fuori, un neonato vivace e in salute. L'anziana coppia guardò quasi sbigottita questa creatura: "Visto che è nato da una pesca lo chiameremo Momotarō" dissero i due visibilmente felici, poiché avevano sempre desiderato un bimbo tutto loro. E così lo allevarono con cura e amore

Momotarō divenne grande e forte a vista d'occhio. Un bel giorno, rivolgendosi ai due anziani, disse: "Caro nonno, cara nonna. Ora partirò per andare a punire gli Orchi e solo dopo farò ritorno a casa!" L'anziana coppia, sorpresa da tanta determinazione, decise di preparare dei prelibati gnocchetti di miglio per il loro figliolo, affinché potesse rifocillarsi durante il lungo viaggio che l'attendeva. Dopo che l'ebbero preparati, gli consegnarono il sacchetto con dentro il cibo

E così, Momotarō cominciò il suo viaggio alla volta di Oni-ga-shima. Lungo il tragitto s'imbatté in un cane. "Momotarō! Momotarō! Ti prego, dammi uno di quelli gnocchetti di miglio che porti in quel sacchetto appeso alla cintola!", disse con aria supplice il cane. Momotarō rispose: "Te ne darò uno, se dopo verrai con me a sconfiggere gli Orchi."

E così, il cane divenne un suo fedele seguace. I due camminarono per un po', ma questa volta s'imbatterono in un fagiano. "Momotarō! Momotarō! Ti prego, dammi uno di quelli gnocchetti di miglio che porti in quel sacchetto appeso alla cintola!", disse con aria supplice il fagiano. Momotarō rispose: "Te ne darò uno, se dopo verrai con me a sconfiggere gli Orchi." E così fece il fagiano.

Ripresero a camminare e dopo un po' fu la volta di una scimmia, che d'improvviso si fece davanti al gruppo dei tre. "Momotarō! Momotarō! Ti prego, dammi uno di quelli gnocchetti di miglio che porti in quel sacchetto appeso alla cintola!", disse con aria supplice la scimmia. Momotarō rispose: "Te ne darò uno, se dopo verrai con me a sconfiggere gli Orchi." E così fece la scimmia

Così, Momotarō radunò tre fedeli seguaci: il cane, il fagiano e la scimmia. E con questi attraversò il mare diretto a Oni-ga-shima

Sbarcato sull'isola, il gruppo di Momotarō venne aggredito dagli Orchi rossi, blu e tanti altri. "Chi sono costoro!? Questi insolenti! Facciamoli fuori!" tuonaronò gli Orchi

Il fagiano si mise a beccarli in testa. La scimmia si mise a graffiarli in faccia. Il cane si mise a morderli con veemenza ai polpacci. Infine, Momotarō brandì la sua spada e si sbarazzò degli Orchi una volta per tutte

"Ti chiediamo scusa! Scusaci! Non commetteremo mai più cattive azioni! Ti prego, perdonaci!" Finalmente, gli Orchi si arresero e restituirono a Momotarō tutti i tesori e il maltolto, quasi come fossero doni per ottenere il suo perdono

Momotarō, insieme ai suoi amici, fece ritorno a casa dopo aver compiuto questa grande impresa e portando con sé tanti tesori. Fu accolto con gioia dai suoi nonni che l'avevano aspettato col cuore colmo di speranza. E insieme vissero tutti felici e contenti!

FINE

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